MENU’ ALL’OCCIDENTALE

In Italia i servi sono una trascurabile maggioranza. Trascurabile per quel che dice ma molto dannosa per quel che fa. Per questo è molto apprezzata dai nostri alleati stranieri. Il partito trasversale dei camerieri non ha alcun talento internazionale, non assume mai decisioni autonome, non ha una propria agenda politica ma si allarga istituzionalmente quanto più si dimostra incapace di scegliere e di decidere con la propria testa. Marginale in campo estero dove prende piatti in faccia da tutti è incompetente in politica interna dove trova sempre l’intesa bipartizan quando si tratta di pelare gli italiani. Il capolavoro degli ultimi tempi è stata però la “portata” libica. Quest’ultima era per noi una prelibatezza, un assaggio esclusivo delle specialità del mediterraneo. Oggi è diventata un rancio da soldataglia indigesto e disgustoso. La porta del Resort Mezzaluna ci è  stata sbattuta sul naso dai francesi, dagli inglesi, dagli americani e dalla  Nato. Siamo entrati, imboccati come i bambini, in una coalizione di ingordi volenterosi che prometteva un buffet di democrazia e di diritti civili ad un popolo per nulla affamato, se non altro rispetto agli standard del suo continente. Adesso i libici non sono certo più liberi e democratici di prima ma in compenso subiscono un embargo che ne deprime l’economia e lo sviluppo, oltre a tonnellate di bombe sul cranio che ne riducono in polpette a migliaia. Loro poveri ma liberi, almeno a parole. E noi gabbati e a digiuno, nella sostanza. Bel menù all’occidentale. Si toglie il pane alla gente svuotandole la pancia per riempirle il cervello di intingoli sciapiti e illusori. Ed ancor peggio, si butta dalla finestra una minestra italian style per servire French fries che piacciono molto ad Obama e a Sarkozy ma non al bongustaio italiano. Il panafricanismo in salsa gheddafiana aveva per noi il sapore degli affari e la sapidità delle intese politiche, invece questa sbobba ribelle sa di cibo andato a male. Una fregatura pagata salata. Da Tripoli ci fanno sapere che non siamo più clienti desiderati ed accompagnano malamente l’Eni all’uscita. Da adesso in poi i frequentatori migliori e ben trattati saranno yenkees, mandarini e oligarchi dell’est, i quali dimostrano di gradire il nero di seppia che si estrae dal sottosuolo dello Stato africano. E mentre nella Capitale libica si iniziano a degustare gli involtini primavera bagnati da vodka e Kvas, a Bengasi si desina col roast beef cucinato all’inglese, mandato giù con vini e spumanti francesi. La pizza e la pasta ormai la danno solo ai topi e ai conigli, simpatici ma inaffidabili  animaletti ai quali ci paragonano. Il conto alla fine lo pagheremo comunque noi che eravamo i padroni della cucina e adesso siamo i capponi finiti in pentola. Ma Frattini, il nostro capo dicastero degli esteri, con quella sua solita stizza da primo chef della classe dice che a lui la cosa non interessa. E’ superiore a qualsiasi formica cinese che finisce nella marmellata. A quelle altezze vertiginose gli girerà sicuramente la testa tanto da dichiarare che da lì si va via perché lo abbiamo voluto e non perché Gheddafi ce lo ha imposto. Povero Ministro degli Affari suoi, credeva di essere un Maître à penser ed invece è un misero Maître di sala. Però bisogna riconoscerglielo, nessuno sa ingoiare con tale coerenza i rospi vivi. Pur di non ammettere gli errori sarebbe capace di farsi arrostire dai quei cannibali del CNT e di ringraziarli pure per gli avanzi lasciati al nostro Paese.

DA RICORDARE (14 luglio)

I documenti qui presentati (tre tratti da Libero di oggi) danno il quadro della nuova criminalità degli aggressori “occidentali”; sia in Libia, sia nel Kosovo a suo tempo. Siamo passati oggi ad una nuova strategia Usa, apparentemente meno impegnata; nel senso che, più ipocritamente e vilmente di un Bush, questo presidente si nasconde dietro l’uso di sicari cui fa balenare di essere associati ad un lauto banchetto. Si è servito di Francia, Inghilterra e in fondo Italia, grazie al presdelarep, in prima fila nel volere l’intervento libico al fianco degli Usa (vero emulo del D’Alema del ’99), e con la meschinità di Frattini, La Russa, ecc., mentre Berlusconi ha mostrato di non contare ormai più nulla, limitandosi a dire “non volevo”, “non potevo fare a meno”, “sono stato obbligato dai precisi interventi del capo dello Stato”, ecc. ecc.

Uno dei documenti – che è ufficiale e riguarda il rapporto di una Commissione europea – precisa chi è il presidente del Kosovo (un autentico bandito e “cannibale”), già capo dell’UCK, i famosi partigiani “liberatori”, creati quasi ex-novo nell’agosto ’98 dagli Usa per poter poi montare la pantomima del finto genocidio, che li condusse ad aggredire la Jugoslavia (Serbia) nel ’99 serviti pedissequamente dal governo italiano di D’Alema (che proprio a tal fine, come rivelato da Cossiga, fu messo al posto di Prodi nell’autunno ’98). Si può essere sicuri che di notizie simili non si farà mai un vero battage come quello che viene montato in occasione delle menzogne di questi criminali aggressori. Le notizie, però, ci sono comunque. Non si può salvare il “poppolo”. Si condannò quello tedesco anni ’30, dicendo che non poteva non sapere o almeno immaginare del massacro (non dei soli ebrei, ma di questi e di molti altri). All’epoca, però, è certo che la stampa tedesca non pubblicò nemmeno in trafiletto le notizie “mortuarie”. Qui invece ci sono; il “poppolo”, volendo, le potrebbe sapere e ricordare. Nessuna scusante per nessuno. Siamo sotto il tallone, all’interno come nell’agone internazionale, di autentici delinquenti; per di più privi di qualsiasi grandezza, di qualsiasi progetto epocale; solo meschini assassini e ladri, a seconda dei casi. Nessuna scusante se continuiamo a tenerceli “cari”.

Si legga e si mediti; e finalmente si vomiti per la nausea, sarebbe almeno un inizio!

Traffico d’organi: Approvata dal Parlamento Europeo la Risoluzione di Dick Marty

26 gennaio 20/1/2012

 

Il Parlamento Europeo ha approvato a maggioranza di voti la Risoluzione di Dick Marty. Invitando la comunità internazionale affinchè venga fatta piena luce sui crimini commessi in Kosovo prima, durante e dopo la guerra, con particolare attenzione al traffico di organi, che vedrebbe coinvolto il primo ministro Hasim Taci (v. foto).

L’inchiesta di Dick Marty, durata due anni, ha portato al rapporto del Consiglio d’Europa, secondo il quale il primo ministro Hasim Taci sarebbe a capo di un gruppo mafioso albanese accusato di contrabbando di armi, droga e organi umani in Europa orientale.

La delegazione albanese, nel corso del dibattimento ha provato a minimizzare l’importanza della relazione di Marty, attuando inoltre proteste dinanzi al parlamento europeo.
Marty, nel presentare la propria relazione, ha palesato il timore che la collusione tra la criminalità organizzata e la struttura politica in Kosovo, rappresentano una minaccia per l’Europa.

Oltre agli interventi dei rappresentanti parlamentari delle nazioni concordi nel chiedere chiarezza, nel corso del dibattito il rappresentante del Gruppo dei partiti nazionali europei, Holger Haibach, ha puntato il dito contro quanti pur essendo a conoscenza dei crimini in Kosovo, hanno deciso di tacere.
Proseguirà oggi la sessione del Parlamento Europeo, che oltre ai deputati parlamentari europei vedrà presente anche il presidente della Serbia, Boris Tadic.

All’ordine del giorno tre risoluzioni sull’ex Jugoslavia: “Protezione dei testimoni come la base della giustizia e della riappacificazione nei Balcani” dell’inviato Jean-Charles Garetto; “Riappacificazione e dialogo politico tra i paesi dell’ex Jugoslavia” dell’inviato Pietro Marcenara; “Obbligo dei membri del Consiglio d’Europa di collaborare nei processi per i crimini di guerra” dell’inviato Miljenko Doric.

L’inchiesta di Dick Marty, nata a seguito di un procedimento giudiziario iniziato da un tribunale distrettuale di Pristina, per un presunto caso di traffico di organi scoperto dalla polizia nel 2008, arriva al Parlamento Europeo in un periodo cruciale per il Kosovo, dove da poco si sono svolte le prime elezioni da quando è stata dichiarata l’indipendenza dalla Serbia nel 2008, che hanno consentito a Hasim Taci di assumere il governo della nazione.

L’organizzazione criminale della quale avrebbe fatto parte il Primo Ministro, secondo Dick Marty, opererebbe da oltre dieci anni, da quando i fedelissimi di Drenica, il gruppo che faceva capo a Hashim Thaci, divenne la fazione dominante all’interno del KLA, e prese il controllo della maggior parte di imprese criminali in cui i kosovari sono stati coinvolti a sud del confine in Albania.

Come affermato da Holger Haibach, è sconvolgente il fatto che in molti sapessero dei crimini commessi in Kosovo ancor prima della relazione dell’investigatore e nonostante ciò abbiano preferito tacere, ma ancor più sconvolgente ci sembra il fatto che nonostante le accuse mosse al capo di un governo di essersi reso responsabile di crimini gravissimi, i mass media – in particolare quelli italiani – stiano sottacendo ogni notizia.

Ancor prima della relazione di Dick Marty, Antonio Evangelista, che ha diretto le indagini sui crimini di guerra e guidato la polizia criminale, con il suo libro “La torre dei crani” (ed. Editori Riuniti), aveva testimoniato da un punto di vista neutrale quanto realmente avvenuto nel Kosovo, anticipando gli sviluppi a livello internazionale di una guerra che ha prodotto piú danni di quelli preesistenti, favorendo miseria e criminalità.
A seguito di quanto emerso dalla relazione Marty, c’è da chiedersi perché mai si sia legittimata in Kosovo una classe dirigente corrotta e legata a doppio filo con la mafia, lasciando che a governare il paese potesse essere un uomo coinvolto nel traffico di armi, di droga e di organi umani.

Gian J. Morici

 


GIUSTIZIA AD OROLOGERIA

CVD: Come volevasi dimostrare. All’indomani dei rapporti di Amnesty International e Human Right Watch che hanno sconfessato le accuse di stupro di massa contro i militari libici rivelando inoltre che la fonte dalla quale provenivano le notizie (false) era il CNT di Bengasi, arriva il mandato di cattura contro Gheddafi da parte della Corte internazionale dell’ONU. Qui lavora un segugio di procuratore che per unilateralità e faziosità ci fa rimpiangere persino i magistrati italiani, il che è tutto dire. Costui dichiarò alla stampa mondiale, subito dopo aver acquisito le prove (qualche scatola di viagra intonsa tirata fuori da carrarmati semidistrutti) portate dai ribelli, che il leader nordafricano era un pervertito alla guida di un esercito di pederasti, pedofili e maniaci sessuali. E le indicazioni ottenute erano, a suo dire, così sicure ed attendibili che non occorreva altro. Così Sicure ed attendibili come le successive indagini della CPI e di Luis Moreno Ocampo che ricordano l’arbitraggio del quasi omonimo Byron Moreno durante i mondiali in Giappone e Corea nel 2002. Se questi sono gli organismi internazionali coi quali vogliamo portare la giustizia nel mondo sono da preferire i tribunali di qualche mezzadria africana o dell’est asiatico, almeno sappiamo cosa ci aspetta ben prima dell’inizio del processo. La lega mondiale degli impostori occidentali vuol dare a tutti lezioni di democrazia ma è talmente impreparata e indisciplinata che andrebbe messa dietro la lavagna con un cappello da asino sulla testa ed una mazza tra le natiche a mo’ di coda. Peraltro, Gheddafi viene accusato di crimini contro i civili dal 15 al 28 febbraio, periodo che coincide con l’inizio delle proteste in Cirenaica, appoggiate e preparate dall’intelligence francese e inglese. Ma a queste manifestazioni violente seguirono mere operazioni di polizia volte a riportare l’ordine e che pertanto non possono essere accostate ad azioni di guerra et similia. Quanto accaduto in detta fase, dai bombardamenti sulla popolazione alle fosse comuni – eventi fabbricati televisivamente, rilanciati da Al-Jazeera ed amplificati dal circuito informativo europeo e statunitense – per giustificare l’intervento su Tripoli, è stato smentito da inviati indipendenti e poi dagli stessi media ufficiali, i quali per non perdere la faccia hanno dovuto “differenziare” la loro spazzatura disinformativa, messa in dubbio dai racconti di testimoni e dal consenso mai incrinatosi (nemmeno sotto le bombe) del rais in Tripolitania. Il leone della Sirte non si è scomposto di fronte alla decisone dell’AJa e si è comportato all’occidentale, cioè come americani ed israeliani che non riconoscono autorità alcuna a questo covo di briganti con la legge in bocca e la verità sotto il culo. Come scritto anche da Gian Micalessin su il Giornale si tratta di una farsa dietro la quale si nasconde la Nato che non sa come venir fuori da un conflitto preparato male e condotto ancor peggio: “Peccato che nessuno dei crimini individuati dal suo atto d’accusa (della CPI) sia stato ancora provato o confermato. Se le date contano sarà utile ricordare che tra il 15 e il 28 febbraio non era arrivata a termine neppure quella riconquista di Zawya, considerata l’atto più spietato e sanguinoso della repressione. La cittadina ribelle, situata 50 chilometri ad ovest Tripoli, si sollevò intorno al 25 febbraio e non venne riconquistata prima del 10 marzo. Di certo nei giorni tra il 15 e il 28 febbraio non sono avvenuti, come dimostrano i recentissimi rapporti di Amnesty International e Human Rights Watch, gli stupri di massa attribuiti dal procuratore Moreno alle forze governative”. Se questa è la dinamica degli eventi il processo dovrebbe essere fatto non a Gheddafi ma ai suoi persecutori, quelli che lo assediano con le armi e quelli che lo accusano con un mantello sulle spalle. Quest’ultimi principi delle tenebre del diritto e non del foro.

1 2 3 4