SUL REFERENDUM “TAGLIO DEI PARLAMENTARI”

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Il 20 e 21 settembre gli italiani verranno disturbati per l’ennesimo referendum inutile, voluto da una classe politica senza arte né parte che convoca i cittadini ad esprimersi su questioni prive di rilevanza, al pari di chi le reclama.
Votare sì o no non muterà i destini di questo Paese che non può essere curato con simili dosi omeopatiche laddove soffre di patologie politiche serie, prima fra tutte una pietosa subalternità internazionale, agli Usa e all’Ue, a causa della quale è stato retrocesso ai gradini più bassi della geopolitica mondiale.
Ci troviamo di fronte ad un ulteriore esercizio di ipocrisia degli inetti che occupano le aule parlamentari, giunti agli atti di autolesionismo, con il taglio di “organico”, per placare l’odio della patria nei loro confronti.
Il paradosso referendario salta però subito all’occhio. Chi voterà sì vorrebbe fosse un no, perché è talmente incapace nella vita reale da temere la ricollocazione in uno spazio civico in cui non ha abilità da spendere.
Chi vota no, vorrebbe votare sì per non passare da parassita delle risorse pubbliche. Ciò che tiene in vita gli uni e gli altri è un bieco moralismo da quattro soldi e trenta denari. Quest’ultimo elemento sostituisce l’agire politico quando non esiste un progetto di società ma esclusivamente approcci ideologici degenerati. Quando la politica non c’è il vuoto che lascia viene colmato dal fariseismo il cui epilogo è un giustificazionismo di infimo livello, conseguenza dell’impossibilità di tenere fede al proprio stesso oltranzismo dei principi. 5 stelle docent.
Detto ciò, quello che mi è veramente insopportabile, ancora più del sì masochista di chi utilizzerà il suo mocassino per prendersi a calci nel di dietro è il no “perculante” di quelli che vorrebbero ridurre il numero dei parlamentari ma soltanto “all’interno di una riforma complessiva dello Stato, a partire dal superamento del bicameralismo paritario e dall’innesto di strumenti di equilibrio come, ad esempio, una riforma autenticamente federale della Repubblica e l’elezione diretta del Capo dello Stato (Libero di oggi). Sembra una supercazzola ed effettivamente lo è. Chi dovrebbe riformare la macchina statale, i medesimi che l’hanno vituperata, svenduta e distrutta? E con quali idee? Le solite scemenze sul federalismo, il presidenzialismo, l’equilibrismo istituzionale? I tempi sono davvero brutti e sono richieste ben altre accelerazioni decisionali. Non è più un problema di assetti istituzionali ma di abbattimento e ricostruzione dello stato di cose presenti che fa letteralmente schifo. Dobbiamo inventarci qualcosa di innovativo, rinunciando ai vecchi schemi mentali. Dobbiamo defenestrare l’intera classe dirigente e i suoi apparati ormai marciti. Dobbiamo disfare l’Italia e rifarla daccapo perché qui si muore!

Sul referendum autonomistico

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L’unico risultato che produrrà il referendum per l’autonomia in Veneto e Lombardia è l’indebolimento della segreteria Salvini, a favore di Maroni e Zaia, con conseguente rafforzamento della leadership di Berlusconi all’interno del centro-destra. I governatori leghisti preferiscono mantenere il loro movimento nell’orbita delle vecchie alleanze coltivando il proprio orticello nordista, contro qualsiasi svolta nazionale. Berlusconi, infatti, si è schierato a favore della consultazione non per convinzioni federalistiche ma per convenienze elettorali e politiche. Ovviamente, il Cavaliere predilige trattare con uomini che non aspirano a fargli le scarpe e si accontentano di posticini istituzionali (non disdegnando nemmeno quelli ministeriali a Roma ladrona). Oggi lo ribadisce anche Sallusti nel suo editoriale che Salvini dovrà ridimensionarsi accettando la “ritirata” e l’egemonia di Berlusconi sulla coalizione.

Del resto, basta ascoltare le ragioni di chi sostiene l’autonomismo per rendersi presto conto che si tratta di miseri pretesti per rafforzare il proprio potere locale e null’altro. Costoro sostengono che occorre far fare ai territori incrementando le materie di competenza e lasciando in loco maggiore gettito fiscale. In particolare, Lombardia e Veneto, motori economici della Penisola, così favorite, diventerebbero la locomotiva che trainerebbe anche il centro-sud. In realtà, per quanto alcune regioni siano governate più saggiamente di altre, la devolution ha dimostrato di aver moltiplicato sprechi e inefficienze, nonché il numero di consorterie ristrette che reclamano la loro fetta di torta ad ogni livello. In verità, ciò che manca seriamente a tutto il Belpaese è una dotazione di strateghi politici con una visione meno gretta e particolaristica di quella in auge. I problemi strutturali dell’Italia sono da tempo gli stessi solo che prolungando le varie deficitarietà la situazione va peggiorando. Lombardia e Veneto stanno meglio del resto dell’Italia, pur attraversando ugualmente una fase di crisi, non per merito di Lega, Fi o Pd. Queste regioni hanno saputo svilupparsi negli anni in diversi settori sfruttando il contesto internazionale, la posizione geografica e le caratteristiche socio-culturali. Sono pregi e fortune (di altri momenti, con altre classi politiche) attualmente messi a dura prova dalla congiuntura sfavorevole (un periodo di lunga stagnazione), con insoddisfazione della cittadinanza. Tuttavia, i problemi non si risolveranno con più autonomia e non sarà quest’ultima a far volare la Penisola come dicono i suoi cantori. Inoltre, si verificherebbero a catena altre diatribe territoriali poiché anche le altre regioni avrebbero, ad un certo punto, il diritto di chiedere un uguale trattamento coltivando le medesime false credenze. La Basilicata, serbatoio nazionale, dovrebbe gestire in proprio petrolio e gas? Dove va, infatti, un locomotore senza carburante? La Puglia i proventi del turismo e del suo tessuto di piccole imprese? Ecc. ecc. Sono tutte sciocchezze. L’Italia si salva con un’autentica politica industriale che spinge le imprese ad uscire dal loro guscio e a crescere come giganti multinazionali, perché piccolo non è bello, piccolo è debole. Si salva con uno Stato forte che tutela gli investimenti interni e internazionali di tali industrie e che prepara i mercati globali alle penetrazioni dei campioni nazionali. Si salva proteggendo le aziende strategiche dagli assalti stranieri grazie a politiche estere autonome nel nuovo clima multipolare. Se non si procede in questa direzione le vive attività del Nord, più che trascinare il meridione, si faranno inglobare, in maniera ancillare, nei più ampi e attrezzati processi produttivi della Mitteleuropa, stritolate da una concorrenza spietata senza le protezioni del proprio Stato.

Per cambiare strada dobbiamo sostituire queste élite nazionali e regionali di incompetenza abissale. Questa operazione di palingenesi politica non avverrà con un referendum consultivo ma con una rivoluzione generale che scuota dalle fondamenta Roma e le sue regioni.

PROVE DI RITORNO (di RENZI)

gianfranco

 

 

http://www.ilgiornale.it/news/mediaset-confalonieri-scalata-ostile-anche-senso-politico-1343687.html

 

http://www.ilgiornale.it/news/prepariamoci-voto-noi-pronti-governare-1343695.html

 

Ecco qui colui che ha votato SI per Mediaset e coloro che sono pronti a governare, ma con i piddini renziani, che si stanno dimostrando “buoni” con le aziende del loro “capo”.

Vediamo un po’ gli ultimi avvenimenti. Sono state messe in condizioni pietose le amministrazioni dei Comuni delle due grandi città italiane. Lungi da me il sostenere che non ci siano reati, soprattutto in quel di Roma. Questo del resto si vedrà in seguito. Intanto, si vorrebbe capire perché non si procede con durezza nei confronti di chi ha provocato il disastro di Banca Etruria (con altre tre), nella quale sono cointeressati familiari di una “membra” (bisogna usare il femminile, no?) del vecchio governo. Tuttavia, sorvoliamo sul problema, che speriamo resti però ben fisso nella memoria della gente. Ancora una volta colpisce il tempismo degli attacchi portati a sindaco e “sindaca” (idem come sopra). Tutto avviene dopo il massiccio NO con dimissioni (di fatto a tempo) di Renzi e formazione di un governo tipicamente “fantoccio”; chiaramente ispirato dalla volontà di far inorridire gli italiani per la pochezza incredibile delle striminzite immissioni fatte in un governo fotocopia del precedente. Il messaggio al paese è: continuate a opporvi alle decisioni, di cui Renzi è l’esecutore più servile per ora trovato sul mercato, e vi troverete nella “palta” con governi simili a quello appena formato.

La situazione di degrado sarà tale che molti degli italiani del NO prenderanno paura e allora saranno pronti ad accettare chiunque porti un po’ di “stabilità”; una stabilità che implicherà ulteriore disfacimento della nazione, impoverimento soprattutto del ceto medio, con le solite misure strombazzate di mancette varie e magari un piccolo, irrisorio, aumento di qualche assegno (o pensione) di povertà nera, con aiuti a banche e a industriali “amici”, ecc. Adesso ormai mi sembra piuttosto chiara l’intenzione di questo pericoloso “bambolotto” assai cattivo e vendicativo. Nei prossimi mesi si chiarirà la stoffa degli oppositori. Se continuano a tenersi vicino il vile complice di Renzi – anche questo è ormai di rara evidenza – si renderanno esse stesse responsabili della situazione pressoché disperata in cui verrà a trovarsi il nostro paese. Non credo gran che in simili opposizioni; mi sembrano velleitarie o, peggio, interessate a prendersi quote di elettori sufficienti a contare qualcosa, pur se in opposizione a chi continuerà a fare e disfare a suo piacimento. In ogni modo, non dovremo aspettare molto. Il prossimo anno sarà molto lungo e tormentoso per gli italiani; e nel bene o nel male si chiariranno le intenzioni dei nostri pessimi governanti. Almeno così sembra (e si spera).

PERCHÉ NO!

gianfranco

 

 

Intendo ribadire le ragioni del mio NO, dopo esitazioni in favore dell’astensione; certamente mai ho pensato al SI, un errore clamoroso o un consapevole appoggio a quanto di più sporco e corrotto è mai esistito nel panorama politico italiano. Perché l’ultimo governo, di uno che si è inchinato come pochi altri agli Usa di Obama e Clinton, è il peggiore che mai si potesse anche solo fantasticare. Gli è andata male con la vittoria di Trump negli Usa, ma si può essere sicuri che, se avesse vinto il SI, si sarebbe riciclato e ri-venduto senza la benché minima dignità. Chi ha siglato il SI ha scelto, consapevole o inconsapevole che fosse, di approvare l’accentramento delle decisioni nelle mani di un rappresentante di interessi stranieri e di quelli dei “cotonieri” qui da noi; cioè di industriali sempre stati servi ancor più di quanto lo fossero i proprietari di piantagioni di cotone negli USA, legati agli inglesi, prima di essere schiantati e spazzati via nel 1861-65 dal nord statunitense industriale, evento che condusse alla crescita della più grande potenza mondiale da ormai un buon secolo o giù di lì.

Non so cosa pensare di chi ha la spudoratezza di sostenere ancora adesso che il NO ha dimostrato il “conservatorismo” della popolazione italiana. In realtà, ha prevalso il SI presso i vecchi rimbambiti e timorosi dei discorsi fasulli sull’instabilità se avesse vinto il NO. Discorsi che fanno il paio con quelli circa i presunti disastri se avesse vinto la “brexit” in Gran Bretagna, discorsi dimostratisi puro terrorismo di chi voleva continuare a dominare con i vecchi metodi, proprio tipici del più bieco conservatorismo, tesi non a caso a ritardare (e forse fra un po’ annullare) l’uscita della Gran Bretagna dalla UE. Così pure qui da noi. L’agitazione sullo spread crescente – già usata in passato per sostituire Berlusconi con Monti – ha mostrato la corda; e così pure la canea montata intorno alle otto banche italiane che sarebbero fallite. Già solo questa vergognosa campagna intimidatoria avrebbe dovuto indurre a respingere il SI coloro che non se la facessero sotto al primo grido d’allarme di poteri detti forti mentre sono in completo affanno. Chi ha votato SI ha portato, in buona o mala fede, aiuto a questi ultimi nei loro conati antinazionali.

C’è un dato molto chiaro che dimostra dove stanno i conservatori. Tra i 18 e i 35 anni (i giovani e giovanissimi) hanno votato NO per quattro quinti. Tra i 35 e i 54 ancora nettissima prevalenza del NO. Solo sopra i 54, ha vinto di stretta misura il SI. Se avessero disaggregato questo dato, si sarebbe constatato che il NO ha vinto, anche se per poco, tra i 54 e i 65 anni. Solo i più vecchi e malfermi hanno dato una certa prevalenza al SI. Qui stanno i conservatori; i giovani aperti al futuro hanno capito che razza di fossilizzazione autoritaria fosse implicita nel governo Renzi, governo di sudditi sdraiati di fronte ai poteri più antiquati oggi esistenti: quelli che risiedono nei settori del partito democratico statunitense e quelli dei “cotonieri” in questo disgraziato paese. E farò un’altra piccola notazione. La maggioranza dei voti per il SI è arrivata dai ceti ormai stabilmente arricchitisi negli anni buoni dello sviluppo italiano. Altri, un po’ sciocchi, nemmeno si sono accorti che una vittoria del SI avrebbe aperto la strada alle peggiori misure di questo infame governo appena caduto. Fra queste, solo come piccolo esempio, cito la quasi sicura approvazione di quanto richiede un mediocre economista alla guida dell’INPS: togliere soldi ai pensionati con più di 1800 (o 2000) euro mensili lordi. Con la scusa di miseri appannaggi da attribuire alle pensioni più basse; in realtà per pagare politicanti e manager pubblici, incapaci e solo proni al potere del piccolo ducetto toscano, nonché per dare “qualche soldo” all’esercito dei migranti, tra i quali assoldare in futuro bande di violenti e inferociti, usate per mantenere il potere di coloro che hanno tuttora l’intenzione di svendere il nostro paese.

Non sono così ingenuo da pensare che il NO impedisca veramente il gioco sporco di coloro che già ora sono all’opera per tentare di rimediare all’ostacolo frapposto da una chiara manifestazione di malcontento generalizzato; perché questo è stato il NO (vittorioso a man bassa tra i più giovani, in continua occupazione precaria e condizioni di vita difficilissime, spesso ancora costretti a chiedere l’aiuto dei genitori e perfino dei nonni). Basta con le miserabili accuse di conservatorismo, cari votanti SI, che volete solo imbrogliare le carte e giustificare il vostro autentico atteggiamento conservatore e servile intenzionato a svendere il paese per i vostri interessi. Il gioco svoltosi subito dopo lo stordimento provato da chi pensava di vincere – passando all’incasso delle briciole mentre il grosso passava in altre mani fuori dall’Italia – ricorda quello che si sta svolgendo in Inghilterra, dove gli imbroglioni, soprattutto di “sinistra” e con l’appoggio di forti gruppi fra i conservatori, continuano a ripetere: “si deve rispettare il voto democratico, ma bisogna pensare attentamente e senza fretta a come non guastare troppo i nostri rapporti con la UE”. Questa la “democrazia” in atto nei nostri paesi servi degli Usa da settant’anni. Ed è a questi infami che è stato dato il SI.

Qui in Italia si è subito messo in moto il fronte del conservatorismo più bieco e, appunto, servile. Questo fronte è da sempre costituito dall’“antagonismo antitetico-polare” tra piddini (oggi soprattutto quelli facenti capo a Renzi; gli altri semplicemente scalpitano perché sono stati sostituiti dai “padroni” americani e le loro mosse, compreso il NO, sono tese a ricevere almeno qualche piccolo compenso) e i berluscones. Renzi ha cominciato con l’affermare che non accettava reincarichi e che si dovrebbe andare velocemente ad elezioni. Nello stesso tempo veniva “consigliato” al presdelarep di respingere una simile fretta. Il Pd ha ribadito la preferenza per elezioni vicine, ma ha affermato di rispettare immensamente il presidente per cui avrebbe accettato le sue decisioni, che hanno infatti dato la preferenza al rinvio sine die del sedicente voto popolare. Anche Forza Italia ha sostenuto che, prima di andare a votare, bisogna risolvere la questione della legge elettorale. Hanno affermato che probabilmente si sarebbe arrivati all’autunno; e inoltrato, si è parlato addirittura di novembre. In definitiva, tutto verrebbe rinviato alla primavera del ’18, cioè alla scadenza della legislatura.

Magari, chissà, potrebbero verificarsi per allora nuove contingenze impreviste e tali da esigere ulteriori attese; sempre per consentire al popolo di votare “democraticamente” nelle migliori condizioni possibili, senza essere turbato da vicende che danneggiano la “democrazia”. E’ infatti evidente, per gli “amareggiati” da una sconfitta tanto cocente, che negli ultimi tempi qualcosa di imprevisto deve essere accaduto per far vincere così nettamente il NO e con un afflusso di votanti decisamente alto. Non vi è dubbio che il popolo, la cui psiche è labile e un po’ simile a quella dei bambini, è stato frastornato da qualcosa di “occasionale”. Per farlo tornare in sé, cioè ad un grado di maturazione “più avanzato”, è necessario fargli meglio capire i pericoli di peggioramento delle sue condizioni di vita se infine non raggiunge una reale consapevolezza “democratica”, quella che “ovviamente” dà ragione al “superiore” trio sopra indicato: piddini (in specie renziani), berluscones (loro complici) e presdelarep, suprema guida e prudente consigliere (di consigli suggeritigli).

I reali oppositori, quelli che credo abbiano effettivo desiderio di andare a votare al più presto, sono i soliti ben noti. Tuttavia, tutti presi da calcoli elettoralistici, essi non hanno coraggio né forza di mandare tutto all’aria, di cominciare a chiamare la maggioranza votante NO a energiche manifestazioni di malcontento e di sempre più forte rifiuto sia delle forze attualmente maggioritarie in Parlamento che dei loro complici forzaitalioti. Dovremo assistere perciò per chissà quanto tempo alle pantomime (“democratiche”) di questi giorni. La situazione di gran parte della popolazione peggiorerà effettivamente. E’ del tutto evidente che il NO al referendum dovrebbe trasformarsi in un NO ben urlato in faccia a tutti questi imbroglioni. Un No non più espresso con “gita domenicale” alle urne, ma in modi un po’ meno urbani. Per il momento, tuttavia, si continuerà a dormire, a pensare alle elezioni, con ciò favorendo tutte le manovre delle “bande dei falsari”.

Arrivati a questo punto e con le azioni che stanno compiendo questi grandi amanti della “democrazia”, sempre meno capisco coloro che, pur essendo contrari a detti falsari, hanno votato SI. L’astensione era comprensibile di fronte al disgusto per l’intera situazione. Tuttavia, bisognava dire NO allo schieramento di coloro che ci stanno prendendo in giro, fingendosi rispettosi della “democrazia” (lo ripeto, in modo del tutto simile a quanto sta accadendo con la “brexit” in Inghilterra). Errare è umano…, ma mi auguro che chi, pur essendo un critico di questo assetto politico, ha votato SI non voglia perseverare in atteggiamenti oggettivamente favorevoli agli abietti che pretendono di continuare a governarci e a prenderci in giro.

RIFLESSIONI SUL RISULTATO DEL REFERENDUM COSTITUZIONALE (di R. Di Giuseppe)

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Pubblichiamo questo articolo di Roberto Di Giuseppe, membro del nostro gruppo, che ha votato sì al Referendum del 4 dicembre. Personalmente non condivido la scelta. Io mi sono astenuto e come me Mauro Tozzato. Gianfranco La Grassa ha votato no. Non ho voluto partecipare alla guerra dei balordi e degli ignoranti che se le davano di santa ragione per motivi di infimo grado, come le loro cadreghe. Da una parte i riformatori del piffero, dall’altra i conservatori delle rovine. Renzi non ricercava nessun accentramento del potere ma una legittimazione elettorale per servire meglio i suoi padroni esteri e consegnare definitivamente il Paese ai pescecani. Voleva le mani libere per svolgere al meglio i suoi compiti di subordinazione. Se il Premier avesse proposto l’abolizione di entrambe le Camere, dichiarando la loro inutilità, essendo queste un bivacco di coglioni decerebrati, lo avrei volentieri appoggiato. Chiunque metterà fine a questa pantomima democratica sarà il benvenuto. Ma il Presidente del Consiglio aveva in mente tutt’altro. Qui è tutto marcio e bisogna fare autentica pulizia con i mezzi più sbrigativi ed atroci. Girare intorno alle questioni, anche solo con le mezze misure, è un tradimento. Occorre ripristinare la sovranità nazionale. Tutto il resto è fuffa di giocolieri che vogliono incantare il popolo e svendere lo Stato.

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Non vedo il risultato il referendum come uno specifico plebiscito contro Renzi ed il suo operato governativo. Nella fase attuale di decomposizione del quadro politico – sociale italiano, qualsiasi governo e qualsiasi governante, avrebbero molto probabilmente catalizzato le stesse, massicce, dosi di dissenso.

Credo semmai che Renzi sia stato punito per la sua scelta di radicalizzare gli esiti della vittoria del si o del no. La promessa, in effetti mantenuta, di dimettersi in caso di sconfitta, lasciava chiaramente intravedere un regolamento di conti ed una stretta autoritaria se avesse vinto.

È su questa radicalizzazione che si sono coalizzati in senso oppositivo, gli interessi di forze eterogenee e distanti tra loro. Ed è sulla paura di un effettivo cambiamento che si è determinato il posizionamento della maggioranza del corpo elettorale italiano. Non bisogna dimenticare che questo è il paese in cui tutti vogliono cambiare purché il cambiamento cominci da qualcun altro.

In questo caso, ciò che la riforma costituzionale suggeriva, era un cambiamento in cui non erano ben chiare le conseguenze per ciascuno.

Ciò che si sapeva, proprio per l’impegno dimissionario del premier, era solo che la vittoria del si avrebbe dato inizio ad un processo di radicalizzazione delle scelte politiche governative. Da qui l’affermazione massiva dei no.

Ritengo che il merito di questi referendari aveva inciso pochissimo sul risultato finale. La vera posta in gioco era la possibile affermazione di un governo legittimato a compiere scelte autoritarie. Questo era il timore e questo timore alla fine ha prevalso.

Sia chiaro che la prospettiva non era certo, purtroppo, quella di un Erdogan al potere. Ma anche solo la possibilità del piccolo Matteo Renzi è bastata mobilitare paure incontrollate.

Per quanto mi riguarda ho scelto convintamente di votare sì proprio perché auspicavo ed auspico un forte e netto (ri)accentramento del potere politico in Italia, che passi anche per la sanzione di quello che, a mio modo di vedere, fu un brillante ed abile compromesso politico dell’immediato dopoguerra italiano e che va sotto il nome di Carta Costituzionale, Ma che è ormai da tempo divenuto strumento vetusto ed anchilosato, ricettacolo peraltro di alcune tra le più laide e perniciose infezioni corporative, a cominciare da quella accademia della crusca legislativa che è la Corte Costituzionale, popolata di brontosauri super – garantiti.

Vedo nel prossimo futuro un rapido avanzamento del mondo multipolare e l’accentuarsi della competizione tra Stati. L’Italia nel permanere delle sue condizioni corporative e multi- regionalistiche è destinata ineluttabilmente alla sorte del vaso di coccio tra vasi di ferro.

Non ho mai visto in Matteo Renzi il campione di un’effettiva affermazione della sovranità nazionale, tutt’altro. Tuttavia l’ho inquadrato come portatore, sia pure involontario, di un processo di accentramento che allo stato delle cose mi pare, per quanto pericoloso, comunque necessario.

La vittoria dei no a maggior ragione se così schiacciante, mi appare come la riottosità del corpo sociale italiano ad affrontare qualunque tipo di cambiamento sostanziale, preferendo come da storia, indole e tradizione, un lento declino, o peggio ancora, il finto cambiamento delle dita puntate contro “gli Altri” al grido di “onestà onestà”.

Cosa accadrà nel prossimo periodo? Molto semplicemente si aprirà l’ennesima partita, tutta tattica, sul voto; sul quando e sul come, che lascerà ovviamente sullo sfondo il tema dell’indipendenza della sovranità nazionale e sui percorsi necessari a conseguirla e rafforzarla.

Non è improbabile che a Renzi segua il Grillo Parlante, quello che voleva che il Papa pagasse al Comune di Roma gli arretrati dell’affitto dei Musei Vaticani. Potrebbe uscirne qualcosa di veramente comico. Magari stavolta potrebbe chiedere gli arretrati per l’occupazione di Suolo Pubblico di Piazza San Pietro. Hai visto mai che Bergoglio ci

TEMPO AL TEMPO, di GLG

gianfranco

 

Premetto, come nota del tutto marginale, che sarebbe ora di togliere il voto a chi ha la nazionalità italiana, ma ormai vive stabilmente all’estero (salvo dunque chi vi sta per pochi mesi a causa di qualche occupazione del tutto occasionale). Altrimenti, è meglio non perdere tempo e dare per attribuiti almeno i due terzi (quando non i tre quarti) di quei voti a chi sta in quel periodo al governo. Quel voto è tutto un broglio, se non altro perché quei pseudo-italiani non sanno più nulla di reale (perfino se ricevessero giornali italiani e lettere da parenti e amici tutti i giorni) del paese lasciato da anni. Basta con il parificarli ai reali cittadini d’Italia, non c’entrano nulla con noi.

Un mediocre giornalista, assai facile da “reclutare” (con quali mezzi non c’interessa), ha scritto un editoriale rabbioso e livoroso su “Libero”, perché l’ha presa in c….. malgrado tutto il suo appoggio al SI, tuttavia mascherato da (finto) astensionismo perché non aveva alcun senso andare a votare, era “tutta una minchiata”. Questo aveva scritto costui il giorno del voto. Il giorno dopo, anche lui sorpreso dalla marea di NO, ha sostenuto che questo povero paese è abitato da ritardati, da gente che ancora crede nella Costituzione “scritta da ex fascisti e comunisti” (chissà perché, ricordo che dopo non molto tempo ci fu il 18 aprile ’48 con maggioranza assoluta alla DC; cosa che non mi riempie di gioia nemmeno adesso e dimostra comunque che non tutto era deciso da ex fascisti e comunisti). Il vero problema non è però questo. La stragrande maggioranza di quel quasi 70% di votanti (percentuale che ha pur essa sorpreso tutti) è andata a votare senza sapere quasi nulla di ciò che era in gioco “ufficialmente” con quel quesito da dementi o imbroglioni. E non ha seguito proprio le indicazioni di uno dei partiti del NO, cui si sarebbe sentito legato con forte senso di appartenenza; così come accadeva alcuni decenni fa. E’ andato a votare perché non nutre più alcuna fiducia nel sedicente ceto politico, che mai ha raggiunto simili livelli di imbecillità e inettitudine, in nessun periodo storico (da quando esiste il suffragio universale) e in nessun paese del mondo. Il messaggio è chiaro: andate a casa mostriciattoli e pervertiti, non ci rappresentate per nulla, vi votiamo alle politiche perché avete un po’ rimbecillito anche noi. Ci rendiamo adesso conto che avete rotto le palle e non sapete fare nulla; andate a fare qualche lavoro utile, anche se è difficile che sappiate fare qualcosa, nemmeno pulire i cessi.

C’è solo un punto su cui si può concordare con il direttore di giornale “reclutato”. I cittadini resteranno delusi perché si stanno già da subito mettendo in moto manovre del tutto dilatorie e da saltimbanchi, ancor peggio di quanto sta già accadendo per il “brexit”. Renzi ha fatto ieri notte il solito discorso da furbetto da “due soldi”, ha detto di recarsi da Mattarella a dimettersi quest’oggi, lo ha formalmente fatto, e ha ricevuto approvazione dal suo complice, nemmeno tanto nascosto, il “nanetto d’Arcore”, che gli ha dato subito atto di mantenere la parola. Tuttavia, si comincia a dire che forse è bene non se ne vada subito perché ci sono cose importanti da fare e completare. Si può essere certi che sono in atto intensi colloqui segreti tra Renzi e Berlusconi (con i soliti intermediari di sempre) per andare a qualche accordo, che sarà detto temporaneo e per il “bene del paese” (forse qualcuno dirà addirittura “della Nazione”). Si sta cercando la formula per non infastidire troppo la maggioranza dei votanti, per turlupinarli con l’eleganza dei vermetti che strisciano per terra, per far credere che il “tunnel” sarà breve e alla fine si voterà. Non sono in grado di prevedere se tali manovre riusciranno o no, molto dipenderà da valutazioni assai complicate in questo momento e dalle reazioni di chi dovrà pur farne qualcuna.

 

Francamente, credo che anche chi reagirà (ad es. Lega, “5 stelle”, ecc.), lo farà sempre pensando alle future votazioni, per cercare di migliorare la propria posizione in Parlamento e altre “Assemblee” varie. Se così si comporteranno, rischieranno di logorarsi e comunque si dovrà attendere per reali cambiamenti in questo paese. Penso proprio che dovremo attrezzarci ad una stagione di manovrette condotte da partiti, che hanno ormai mostrato tutta la loro inettitudine. Si arriverà infine ad una definitiva resa dei conti? Chissà quando, i cittadini hanno ancora paura di mettersi in gioco perché c’è il rischio di trovarsi coinvolti in qualcosa di assai più decisivo, e dunque di assai più pericoloso per il proprio modo di vivere, che non recarsi alle urne a depositarvi inutili straccetti di carta. Entreremo dunque in un clima di attesa, e di imbrogli e diversivi ancora più pesanti di quelli fin qui fatti. E saremo ancora a lungo in balia di incapaci e miserabili, che riusciranno a tenere in attesa una popolazione cui certamente non si può chiedere di mettere in gioco la propria vita e tranquillità. Osserviamo e continuiamo a “predicare” quanto si dovrebbe fare e non si farà. Verrà il momento del “redde rationem”, ma non tanto presto. Bisogna munirsi di pazienza. Troppo tempo siamo stati dei conigli, pretendete che si diventi in un batter d’occhio quanto meno dei bei cani rabbiosi, lanciati ad addentare e lacerare le carni dei fottuti che ci stanno prendendo in giro da un quarto di secolo?      

E(ra) ora?

RENZI

 

Ammetto di aver creduto in una vittoria dei sì al recente referendum sulla riforma costituzionale che, invece, ha visto la netta affermazione dei no. Il battage mediatico messo in atto dal Governo, con i mezzi di comunicazione quasi tutti allineati, mi aveva convinto di questa probabilità che, invece, non si è concretizzata. Tuttavia, ho ugualmente detto che la questione principale atteneva i successivi scenari post-voto, chiunque l’avesse spuntata. Mi cito con poca eleganza perché è di questo che occorre ora occuparsi: “Se…vince il No, si dovrà ricorrere a più larghe intese (con o senza Renzi al timone), nell’immutata prospettiva di tenere ancorato il Paese alle sue solite zavorre e pastoie, procedendo con più cautela al suo smembramento, tra una mancia e l’altra. L’intento ultimo è quello di impedire ad ogni costo che si creino quegli spazi politici in cui si andrebbero ad infilare forze autenticamente antisistema (altro che Movimento 5 Stelle!), capaci di raccogliere ed incanalare il malcontento generale che si sta paurosamente accumulando nei corpi intermedi della nostra società.” Mi sembra che l’infausta previsione sia già in atto, almeno nelle parole a caldo del Presidente della Repubblica, che parla di tempi da rispettare per la manovra di bilancio (addirittura si avanza l’ipotesi del congelamento delle dimissioni di Renzi), ed in quelle di Berlusconi, pronto a passare all’incasso appoggiando un esecutivo tecnico o di larghe intese, grazie al quale continuare a galleggiare in Parlamento mentre i suoi consensi nel Paese sono in caduta libera.
Tutti vogliono evitare le elezioni anticipate che rappresentano una vera incognita considerati gli umori popolari. Chi credeva che il “no” al referendum servisse a salvare l’Italia dalla dittatura e la Costituzione dal macero è servito. Chi pensava che sarebbe stata data immediatamente la parola agli elettori, dopo anni di burattini calati dall’alto, lasci ogni speranza. Occorre prendere tempo per evitare che l’ondata di rabbia generale diventi incontrollabile e si canalizzi in un vero movimento antiregime, poiché l’italiano medio sa farsi i conti in tasca (benché gli si parli di superamento della crisi) meglio dell’Istat e degli altri istituti di rilevazione dati, sempre abili ad accomodare i numeri per spalleggiare questa classe dirigente putrefatta.
I partiti esistenti sono tutti sistemici, anche quelli più critici. Nessuno di questi oserebbe scardinare il Palazzo o rompere i fili che lo legano ai club esteri. Altrimenti non si condurrebbero certe sciocche battaglie sui costi della politica, le varie caste, la corruzione nei settori strategici ecc. ecc. Non saranno i grillini a lanciare l’assalto al cielo perché si incartano su ogni sciocchezza e rincorrono qualsiasi baggianata, non provvederanno i leghisti il cui populismo è uno strapaesismo volgare, impossibile da volgere in qualcosa di più elevato. Siamo in ritardo rispetto agli eventi che, in ogni caso, dovranno ancora maturare.
Quindi, diciamo come stanno le cose. Renzi è stata la “matta” giocata dai soliti poteri agenti dietro le quinte dello Stivale per abbreviare alcuni percorsi decisionali, ridurre il numero di pescecani che richiedevano la loro parte e soddisfare i clienti stranieri. La risolutezza di Renzi non è stata altro che questo, oltre le sue rodomontate. Occupazione di posti e di cariche nei punti nevralgici dello Stato e collaboratori trattati come pedine (scrive, infatti, Bisignani: “Lui si comporta come il padrone assoluto del governo, tanto che, come vedi, al contrario di qualsiasi altra compagine che lo ha preceduto, i ministri sono dei meri esecutori dei voleri del presidente. Arrivano perfino a votare testi che non sono stati neppure posti alla loro attenzione. E quando parlano vengono quasi sempre zittiti, come è capitato a febbraio sulla Libia” ) per conto di elementi sovraordinati e per soddisfare la sua vanità personale. Nella sostanza la linea politica generale della nazione rimaneva immutata, con l’Italia ancorata al carro statunitense e a quello europeo senza nessuno smottamento dal sentiero tracciato. Idem per i piccoli aggiustamenti economici spacciati per riforme epocali. Un programma scarsissimo per uno che si presenta come grande rottamatore del vecchiume, ben sapendo che però il problema è il pattume, tutto ancora al suo posto ed anche aumentato di volume.
Ora che l’incantesimo si è spezzato la merda può ritornare a galla con poche alternative che cercheranno comunque di farci digerire. Si chiamino grandi coalizioni o ulteriori comiche di stelle per le stalle. Per questo trovo tutto questo entusiasmo per la vittoria dei no così fuori luogo. La nostra ancora di salvezza è altrove ma stentiamo a capirlo. Basta con le chiacchiere sulla democrazia, la costituzione ecc. ecc. Essa è nel malcontento stesso e non nei suoi risvolti immediati. Che questo si diffonda inesorabilmente e renda i tempi più agevoli per le nostre esigenze. Il caos deve essere il nostro ambiente privilegiato, in esso raccoglieremo le energie per dare forma ad una forza diversa da quelle presenti, il cui spirito di contestazione non sia limitato dai finti buoni sentimenti e dalle bagatelle stracittadine. La cui voglia di affermazione non inciampi nella pietà per chi si contrappone, anche in buona fede. Come dice bene La Grassa dobbiamo iniziare ad riunirci e collegarci, senza i soliti malumori reciproci, per conquistare qualche posizione di quelle che, al gran completo, questi fottuti di “progressisti”, dopo il “mitico” ’68, hanno occupato in tutti i luoghi da cui diffondono la loro (in)cultura definita “progressista”. Dal disordine deve nascere un nuovo ordine che non annuncia fantomatici cambiamenti ma li attua nel momento stesso in cui li pensa

Per si e per no

gianfranco

 

Una piccola e breve notazione. Le mie ultime prese di posizione mi sembrano mostrare che anche fra gli “amici” – credo siano più critici della media verso questo sistema e l’attuale governo italiano (e quelli europei) – vi è ancora il culto della “democrazia” elettorale, imposta dai “liberatori” di 70 anni fa. Non si vuol capire che sono già per l’essenziale maturati i tempi per nuovi rivolgimenti attuati con metodi ben diversi, altrimenti l’Europa in generale e l’Italia in particolare cadranno in una situazione di profonda depressione, tutt’altro che semplicemente economica. Comunque, per il momento vedo sordità complessiva al riguardo, quindi passiamo ad altro.

L’editoriale d’oggi sul “Giornale” chiarisce bene quanto per la verità è chiaro da tempo: la vittoria del NO è preferita dai berluscones perché aprirebbe a maggiori trattative, e dunque concessioni, dell’attuale governo (o di uno del tutto similare) al loro “nanetto capo”. Sallusti comincia con il rilevare la bufala dei renziani riguardo ad una frase del “vile”, in cui si affermava la preferenza per il SI, ma solo se il premier avesse accettato di trattare con lui la riforma costituzionale. Poiché Renzi è stato arrogante e ha voluto imporre la sua volontà senza discussione, allora si invita a votare NO; se questo vince, allora si aprirebbe una nuova fase costituente e si “toglierebbero frecce all’arco di Grillo”. Ecco la vera intenzione del miserabile. Costringere Renzi a contrattare con lui; e sono convinto che, alla fin fine, non pretenderebbe una nuova fase costituente, bensì semplicemente concessioni più decise in merito alla sua “liberazione” da condanne e nuove accuse e al pieno salvataggio dei suoi interessi. In cambio di simili favori, garantirebbe pieno appoggio al premier affinché questi – perfino magari concedendosi una “vacanza” dal governo per dedicarsi, da segretario, a “bonificare” il partito dalla minoranza riottosa – riprenda meglio la situazione in mano e riesca a respingere l’assalto dei pentastellati. Dando inoltre per scontato che Lega e Fd’I, non avendo avuto il coraggio di attaccare frontalmente il doppiogiochista smascherando il suo sporchissimo gioco del tutto personale, non riusciranno mai da soli ad impensierire il premier.

L’altro giornale ufficiale della “destra” – “Libero”, di cui si capisce ormai benissimo perché abbia sostituito il direttore, mettendo il “malleabile” Feltri al posto di Belpietro – conduce invece la sua campagna a favore del premier, e dunque del SI, in modo subdolo e non facilmente interpretabile. Dice in fondo una parziale verità (che, com’è ben noto, è sempre falsificatrice della verità intera), sostenendo che la campagna referendaria è stata condotta in modo indecente da entrambe le parti e, di conseguenza, nulla muterebbe con la vittoria degli uni o degli altri. In realtà, se vince il NO (o anche se perde solo per il milione e seicentomila voti dall’estero, dove scommetto che il SI vincerà con la famosa “maggioranza bulgara” per motivi su cui non credo necessario consumare inutili parole), diventa più probabile una spaccatura del centro-destra in seguito alle manovre del “nano”, che procederà più speditamente verso i suoi verminosi progetti, venendo infine – almeno si spera – accusato duramente dai suoi “alleati”. Anche i “5 stelle” verranno messi in fibrillazione e si chiarirà cosa vogliono, esploderà l’ancora “coperta” rivalità tra la Raggi e l’Appendino, con contorno di altri vari pretendenti alla direzione del movimento. L’elettorato di questo partito non ne può più della situazione esistente in Italia; si spera che si coaguli, in buona parte, attorno a chi infine insorga con forza contro questa infame “democrazia” ormai distruttiva. Se vince il SI (anche sul piano nazionale, senza il contributo del tutto falso dall’estero), la via sarà decisamente più lunga e richiederà metodi assai più radicali; con il sospetto che in questo paese non si trovi più nessuno in grado di adottarli con la giusta virulenza.

Non ci si dimentichi nemmeno dell’altro voto odierno, in Austria. Anche qui, personalmente, non amo molto una soluzione o l’altra. Tuttavia, poiché in questa misera epoca siamo costretti solo al meno peggio, sarebbe utile una vittoria di Hofer, che tuttavia penso sia la meno probabile. L’importante, però, è che un po’ dappertutto si nota la spaccatura a metà della popolazione (e una non indifferente astensione). Questo è positivo, potrebbe forse preludere all’aprirsi di un’epoca di “regolamento dei conti”, la soluzione in fondo più opportuna per risolvere qualche problema.

Il meno peggio

gianfranco

 

Beh, a questo punto è ovvio che qualsiasi persona, che non si senta parte dell’establishment (almeno in potenza), è obbligata a votare NO. La mossa degli 85 euro (lordi) agli statali (siamo poi sicuri che non incideranno sul “bonus” degli 80?) è di una indecenza unica. Sono anche capaci di recuperarli accettando le proposte di quel “benefattore” di Boeri, che propone un contributo di “solidarietà” (solo da parte sua al governo e con soldi non suoi) per i pensionati con 1800 o 2000 euro (sempre lordi). C’è il SI di Prodi, quello che iniziò da presidente IRI la rovina dell’industria pubblica (e voleva svendere la SME a De Benedetti e fu bloccato da Craxi), membro di quella “sinistra DC” salvata da “mani pulite” per fare da stampella al post-piciisti da Occhetto in giù (o in su?). Ha sempre parlato malissimo di Renzi, quindi deve avere avuto qualche promessa di quelle “appetitose”. Poi c’è il SI di Briatore. E ancora Berlusconi – mostrando il suo vero volto di complice che deve restare legato al centro-destra per continuare a danneggiarlo anche dopo il 4 dicembre – afferma, esagerando, che se vince il SI è meglio espatriare; dichiarazione da appaiarsi a quella secondo cui si avrebbe la “dittatura”. Infine, la disoccupazione sarebbe diminuita (condizionale d’obbligo perché le statistiche sono ormai manovrate ancor peggio che nei paesi “socialisti” d’antan), ma è aumentato di molto il precariato. La qual cosa dimostra a iosa che siamo sempre – e non solo in Italia! – nella crisi di tendenziale depressione del tipo di quella, da me infinite volte ricordata, del 1873-96, legata al declino inglese e al crescere del multipolarismo con sregolazione complessiva dei vari sistemi economici. Insomma, solo un ignaro o uno che ottiene favori da questo governo può votare SI; e anche astenersi non è più possibile.

 

Naturalmente, ribadisco che il fronte del NO è solo il meno peggio in una situazione in cui il peggio è veramente l’annientamento di questo paese, l’inizio di una sua vertiginosa discesa agli inferi. Tuttavia, occorrerebbe ben altro. Sarebbe necessaria quella che viene definita “dittatura”: da parte di una forza politica feroce, che faccia pagare alla “sinistra” (e ai suoi complici tipo il “nano d’Arcore”) un prezzo terribilmente elevato, con annientamento totale delle sue organizzazioni e messa in galera o peggio dei suoi sostenitori. Non c’è nulla del genere (ma verrà, purtroppo ci vorrà un bel po’ di tempo, ma arriverà) e dunque al momento non resta che un misero NO. Buona fortuna perché ho molti timori; e dei sondaggi mi fido meno che niente.

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